Touch Design

Allo studio nuovi sensori più ricettivi per gli schermi touch

I touchscreen che usiamo attualmente hanno la capacità di recepire il tocco eseguito da un polpastrello o da una punta, però ancora non sono in grado di capire quanta pressione viene esercitata, ed è questo quindi il prossimo obiettivo che si sono posti i ricercatori volti a sviluppare le nuove tecnologie. Un gruppo di studiosi dell’Università della California di San Diego e dell’Università del Texas di Austin sta mettendo a punto una nuova tecnologia che potrebbe essere applicata a qualsiasi tipo di display, incluse le superfici non rigide (quindi applicabile anche ai dispositivi wereable).

A capo del gruppo vi è Siarhei Vishniakou, il quale si è laureato presso la Jacobs School of Engineering dell'Università di San Diego ed ha poi creato insieme al suo professore di ingegneria elettrica, Shadi Dayeh, una start up che i due hanno chiamato “Dimensional Touch”. Ciò che la start up ha cercato di dimostrare è che i sensori a base di ossido di zinco possono essere integrati con i circuiti già in uso per controllare i touchscreen. A tale scopo il team di Dayeh ha sviluppato una nuova tecnologia capace di funzionare simultaneamente come transistor e come sensore. Si è inoltre scoperto che, utilizzando un ambiente ricco di ossigeno, è possibile migliorare le prestazioni dei transistor e la sensibilità; tutto questo inoltre presenta dei costi inferiori rispetto alla tecnologia già esistente. Le scoperte fatte dal gruppo di ricercatori sono state pubblicate sulla rivista “Advanced Materials Technologies”. In questo articolo si mostra un grafico che rende evidente il cambiamento di corrente in risposta alla singola pressione. Questa caratteristica rende possibile anche disegnare su un touchscreen: a seconda del grado di pressione esercitato, ad esempio, si può tracciare una linea più o meno spessa. Si potrebbe obiettare che qualcosa di simile già esiste, ovvero la nuova tecnologia “touch force” di Apple che è stata introdotta nell’iPhone 7. Tale tecnologia però è resa possibile dalla presenza di un layer aggiuntivo sotto al display; invece il dispositivo creato dal team di Vishniakou non ha bisogno di alcun livello aggiuntivo. Non solo: le superfici di vetro che sono state usate per fare gli esperimenti erano anche molto sottili e pieghevoli, in modo tale che si è potuto dimostrare come la capacità ricettiva alla pressione non diminuisse in nessuna condizione. Grazie ai vari esperimenti che sono stati condotti dai ricercatori, infatti, è stato possibile applicare una serie di sensori di forza ad alte prestazioni e allo stato solido su strati di vetro flessibili e di spessore minimo. Questo risultato, ha spiegato il professor Dayeh, è stato raggiunto perché i sensori fabbricati con un sottile strato di ossido di zinco possono essere facilmente ridimensionati anche su superfici molto grandi, per via del fatto che ogni sensore funziona simultaneamente come interruttore. I ricercatori sono anche riusciti ad ottimizzare il tempo di latenza, vale a dire il ritardo che il sensore di pressione ha nel rilevare il grado di pressione stessa e la sua presenza. Ora la latenza, ha spiegato ancora il professor Dayeh, è scesa a meno di un millisecondo, e tale valore è il migliore tra tutti quelli verificati nei vari dispositivi considerati commerciabili e attualmente esistenti. Inoltre, secondo il documento, il team ritiene che ci sia ancora un ragionevole margine “per migliorare le prestazioni e la sensibilità del dispositivo”.

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