Touch Design

I nuovi fili touch

Dopo l’avvento e la rapida diffusione degli schermi touch installati su smartphone e tablet sembra che la prossima generazione di dispositivi che andrà per la maggiore sarà quella dei cosiddetti “wearable”, ovvero dei dispositivi indossabili. Questi ultimi però hanno ancora parecchi limiti da superare: siccome sono molto piccoli spesso la batteria ha una durata di gran lunga insufficiente, e anche lo schermo touch è tanto piccolo che si fa fatica a toccarlo. Per questo i ricercatori tentano costantemente di mettere a punto nuove tecnologie che migliorino tali dispositivi.

Un notevole passo avanti potrebbe essere stato fatto grazie ad un team di studiosi dell’Università del North Carolina che è riuscito a sviluppare fibre morbide ed estensibili in grado di rilevare tocco, tensione e torsione. A capo di questo team di scienziati c’è Michael Dickey, professore di ingegneria chimica e biomolecolare, che ha dato qualche ragguaglio ulteriore circa questi “fili touch” in un’intervista alla rivista “Design News”. Secondo quanto rilevato da Dickey, la tecnologia usata per mettere a punto le innovative fibre è in tutto e per tutto simile a quella touchscreen detti “capacitivi”. I touchscreen capacitivi sono in grado di identificare la variazione di intensità elettrica che si verifica sullo schermo al tocco; le fibre funzionano più o meno allo stesso modo tranne che per un particolare: la forma. In questo caso non si parla di uno schermo piatto ma di una fibra flessibile, che dunque potrebbe anche essere incorporata ad un capo di vestiario. Dickey ha rivelato che il meccanismo di costruzione di queste fibre è piuttosto semplice. Il suo team ha realizzato dapprima dei tubi elastici vuoti; in seguito li ha riempiti con una lega metallica eutettica di gallio e indio, chiamata EGaIn, allo stato liquido. Alla fine le fibre, che sono formate da tre fili delle dimensioni di poche centinaia di micron di diametro, risultano solo leggermente più spesse di un capello umano. I tre fili sono stati riempiti con l’EGaIn in tre modi diversi: il primo completamente, il secondo per due terzi; l’ultimo solo per un terzo. Infine i tre fili vengono avvolti su loro stessi. Poiché il metallo è liquido si plasma con i fili e ne segue i movimenti, diventando conduttivo. Sempre in base a quanto spiegato dal professor Dickey, la sensibilità della fibra deriva dalla variazione di capacità elettrica che si verifica al contatto tra dito e metallo. Perché il sistema di trasmissione funzioni c’è bisogno anche di un conduttore elettrico separato da un isolante. Alla fine il risultato è una fibra “touch”, in grado di recepire diversi segnali in base al punto in cui la si tocca. I ricercatori hanno sviluppato anche un sensore a sfioramento creato utilizzando due fili riempiti di EGaIn uniti in una spirale. Più volte la spirale viene ritorta su se stessa, più i fili si allungano e l'EGaIn si estende modificando la capacità elettrica esistente tra i due fili. Questo dispositivo può essere usato come sensore di torsione che possa verificare quanto e con quale velocità qualcosa ruota. Il suo vantaggio è che rispetto ai sensori attualmente esistenti può essere ritorto circa 1000 volte in più senza danneggiarsi. Il prossimo step della ricerca consiste nel rendere più veloce la realizzazione delle fibre, processo che è comunque già piuttosto rapido. Se però si riuscisse a rendere ancora più veloce il processo di realizzazione si potrebbe già pensare ad una messa in commercio delle fibre touch.

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