Touch Design

L’antenato del touchscreen

Quando pensiamo ai touchscreen pensiamo ad un dispositivo ultramoderno, tant’è che noi abbiamo preso dimestichezza con il suo utilizzo soltanto negli ultimissimi anni, in tempi molto recenti, per via della rapida diffusione degli smartphone e dei tablet. Ma in realtà questo particolare tipo di dispositivo che, come per magia, ci permette di impartire comandi con il semplice tocco di un dito, fu messo a punto parecchi decenni fa, e più precisamente durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il touchscreen è frutto di una serie di esperimenti che non portarono mai al raggiungimento dell’obiettivo specifico che ci si era prefissati, ma che ha avuto dei risvolti davvero imprevedibili. Ma andiamo con ordine, perché questa è davvero una storia curiosa che vale la pena di conoscere, anche per dare la giusta paternità a questo straordinario ritrovato tecnologico che ha tanto modificato le nostre vite. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli aviatori che avevano il compito di sganciare le bombe sui bersagli militari avevano anche un problema non da poco. Quelle bombe non erano pilotate ed erano facilmente preda del vento: in una parola, anche se si prendeva la mira nel miglior modo possibile, poteva capitare che, una volta sganciate, se ne andassero a zonzo per i cieli finendo decisamente fuori target e creando degli effetti indesiderati anche drammatici, oltre che il fallimento della missione. L’ufficio che si occupava di studiare e risolvere questi problemi si chiamava NIST (US Navy and National Institute of Standards and Technology). Quando venne messa a punto una bomba molto più grande, potente e pesante delle altre, si ripropose con urgenza la necessità di poterla guidare fino al suolo. In modo del tutto inatteso una possibili soluzione venne suggerita non da un ingegnere militare ma da uno psicologo. Burrhus Frederic Skinner (1904 –1990), più noto solo come B. F. Skinner, è considerato uno dei padri della psicologia comportamentale, e suggerì di usare i piccioni. Skinner aveva osservato questi uccelli mentre volavano, ammirando la loro capacità di cambiare direzione all’unisono. Pensò allora che i piccioni potevano essere addestrati a guidare le bombe attraverso il mangime. E come? Il piccione veniva messo di fronte ad uno schermo sul quale era raffigurata una mappa con la zona da bombardare. Sopra agli obiettivi strategici che andavano centrati venivano messi i semi preferiti dall’animale che veniva invitato a beccare. Un piccione può dare anche 10 mila beccate in 45 minuti, molto più del tempo che ci metteva una bomba ad esplodere e detonare. In pratica, il piccione, grazie al fatto che lo schermo e la bomba erano in comunicazione, la teneva sulla traiettoria giusta tramite il suo becco. Sul becco infatti veniva messo un elettrodo fatto d’oro che, interagendo con lo schermo, mandava impulsi elettromagnetici capaci di guidare la bomba. Il piccione avrebbe dovuto essere alloggiato nella parte frontale del velivolo che trasportava la bomba. Usiamo il condizionale perché poi questa procedura non fu mai adottata, nonostante Skinner insistesse e ne avesse messa a punto anche una versione migliorata. Si preferì il sistema radar, basato sullo studio dei pipistrelli, anche se aveva molte più controindicazioni poiché poteva essere intercettato. Ma la fatica fatta da Skinner non è stata vana. Gli schermi che venivano usati con i piccioni erano fatti in ossido di rame o stagno e avevano al loro interno dei fili che trasportavano cariche elettriche, capaci di percepire il tocco: in una parola, erano gli antenati dei nostri touchscreen. Che, di fatto, devono la loro esistenza al signor Skinner e ad un piccione.

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