Touch Design

Gli schermi touch dopo l'iPad

Gli schermi tattili erano presenti a ridosso dell'uscita degli iPad di Apple, ma è altrettanto certo che l'avvenire di questa tecnologia deve e dovrà molto al famoso dispositivo della casa californiana. Secondo la terminologia attuale uno schermo tattile è un display a contatto utilizzabile attraverso uno stilo o le dita. Largamente adoperato da molti anni per dispositivi informativi pubblici e gps, il display tattile ha conosciuto un periodo di straordinario successo proprio a seguito dell'uscita del primo iPhone sul mercato.

In poco tempo esperti e utenti hanno compreso che quel genere di sistema di gestione sarebbe diventato il sistema definitivo. In termini tecnici questi schermi tattili sono formati da 3 parti principali: un sensore, una sorta di piano che presenta un lato suscettibile al tocco, e che varia di tipologia, dalla tecnologia resistiva, legata a un sistema concernente appunto la resistenza, a quella capacitiva, la quale produce una scarica elettronica tramite lo schermo, oppure quella dipendente dalle oscillazioni acustiche ed elettriche. Attraverso questa componente si trasmette una scarica di elettroni che muta in volt nel momento in cui è sfiorato lo schermo; troviamo poi il controller. Si tratta della parte che permette il passaggio da un voltaggio all'altro attraverso i dati inviati all'apparecchio; l'ultima parte è il software, componente che consente al dispositivo di trasmettere allo specifico apparecchio il dato di ritorno ottenuto. Trattando del primo modello di schermo tattile mai prodotto, basato su tecnologia capacitiva, andiamo negli anni sessanta, in cui furono realizzati dispositivi presentanti questa caratteristica, dedicati alla gestione del traffico. A partire dall'anno 2007 questa tipologia di sistema di comando ha conosciuto un notevole avanzamento tecnologico per quanto concerne le modalità di uso e implementazione. Diversi studi hanno attualmente come obiettivo, in modo particolare per quel che concerne gli apparecchi piuttosto piccoli, quello di renderne più semplice l'utilizzo. Il fattore di difficoltà maggiore è dovuto infatti alla dimensione e tipologia delle mani degli utenti, che varia da soggetto a soggetto. Non c'è dubbio che le dita rappresentino, proprio a causa delle loro differenti conformazioni e dimensioni, un mezzo piuttosto complesso con cui adoperare un dispositivo tecnologico. Le differenti conformazioni di queste esigerebbero dunque pulsanti e comandi virtuali che variano di dimensione a seconda dell'utente, e inoltre un grado di pressione differente in base al soggetto. Ulteriori difetti di gestione sono associati al fatto che, durante l'utilizzo di questo sistema di controllo, le dita occupano una zona considerevole del display. Allo scopo di ovviare a questa imperfezione gli studiosi hanno ideato una particolare tecnologia, chiamata nano-touch, e che consiste nel posizionamento della parte sensibile al tocco nella zona retrostante allo schermo. Un difetto particolarmente sofferto dagli utenti è quello inerente ai riflessi, i quali rendono difficoltoso usufruirne con il dispositivo nei momenti molto soleggiati. Inoltre la specifica conformazione di questi display specializzati nell'interazione tattile causa un decremento della robustezza rispetto ai dispositivi di vecchia data. L'avvenire di questi display si colloca nel solco della tecnologia tridimensionale. Attualmente non si trovano in commercio smartphone o altri dispositivi touch che presentino questa avanzata tecnologia. La società LG produsse un dispositivo con caratteristiche legate alla tridimensionalità ma nella sostanza era possibile unicamente catture filmati in questa qualità, mentre la visualizzazione rimaneva tradizionale.

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