Touch Design

La storia della tecnologia touch

Attualmente sarebbe difficile prescinderne ma, qualche lustro fa, lo schermo touch era etichettato come una tecnologia così avveniristica che neanche all'interno delle pellicole sci-fi si arrischiavano a menzionarlo. Nell'era in cui i dispositivi di ultima generazione si sono intromessi di prepotenza nella nostra esistenza giornaliera, hanno invece conosciuto una fama sempre più esponenziale, tanto che, a ora, si sono succeduti sul mercato diversi tipi di display tattili, tra cui i multi touch, i capacitivi e i resistivi.

La cosa fondamentale è comunque la risposta alle sollecitazioni mediante le nostre dita, e che questo tipo di schermo ci consenta di utilizzare con maggiore facilità le nuove piattaforme hardware. Il sistema capacitivo è stato inventato nel 1965, e ha rappresentato una rivoluzione nell'ambito delle tecnologie di comando mediante i polpastrelli. Invece, per quanto concerne la sua commercializzazione, si è dovuto aspettare fino a una decina di anni fa per poterne usufruire. La prima periferica utilizzabile mediante display touch è opera di E. A. Johnson, ideata nelle aule del Royal Radar Establishment, in Inghilterra. Il progettista parlò di tale invenzione all'interno delle pagine di Electronics Letters, in un servizio intitolato Touch Display. Il monitor, all'epoca, implementava un sistema conosciuto come capacitivo, e che risulta essere tutt'ora molto impiegato nei dispositivi di ultima generazione. Questo tipo di schermo utilizza una alterazione della massa dielettrica che si concentra sulla superficie del display. La superficie è usualmente coperta da una tenue membrana di ossido metallico e, nei 4 vertici, si applica una debole tensione che si distribuisce lungo tutto lo schermo. Il polpastrello, che qui funziona da portatore di elettricità, sfiorando il display realizza un'alterazione delle proprietà di superficie, che vengono successivamente tradotte tramite i condensatori. Il display chiamato multi touch, e implementato sui vari Google Nexus, Samsung Galaxy, e iPhone, è un naturale proseguimento di tale sistema, in cui una rete di condensazione è in grado di catturare più di un'alterazione contemporaneamente. Il sistema capacitivo fu però soppiantato dal sistema resistivo. Questa tecnologia fu ideata quasi per caso da Samuel Hurst, all'interno delle aule dell'Università del Kentucky nei primi anni settanta. In seguito questa tecnologia fu implementata anche nell'ambito informatico. Rispetto al sistema capacitivo, il display resistivo costa meno ed è più facile da realizzare, caratteristiche che ne decretarono l'ampio successo commerciale. Un display resistivo è formato da 2 membrane di conduzione dotate di una specifica resistenza all'elettricità. Tali membrane risultano disgiunte fra loro e l'accostamento si produce unicamente se un utente tocca fino in fondo la superficie, in modo da creare il reciproco contatto delle due membrane. Si genera in questo modo uno specifico circuito elettrico, chiamato patitore di tensione. Questo circuito innesca una tensione diversa in base alla zona dove avviene il contatto. Calcolando questo gap, il display resistivo è capace di stabilire la zona esatta in cui va a premere il polpastrello. Tale sistema, anche se utilizzato da determinati fornitori di telefonini di bassa fascia fino a qualche tempo fa, ha riscontrato la sua utilità in modo particolare in medicina, nel settore della ristorazione, e nelle fabbriche, dato che si tratta di una tecnologia di basso costo e particolarmente durevole. Successivamente, nel 1982, arrivò lo schermo multi touch, grazie a Nimish Metha.

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