Touch Design

Il Touch ID superato da altri sistemi più sicuri

Una delle principali necessità che chi possiede un telefono cellulare di ultima generazione avverte è la tutela della privacy e dei suoi dati personali. All’interno di uno smartphone infatti è possibile immagazzinare un grande quantitativo di dati, non solo numeri di telefono e messaggi come in passato, ma anche documenti molto privato che si vuole esser certi non possano finire in mani sbagliate.

Per questo negli anni passati uno degli sforzi maggiori dei tecnici e delle case produttrici di questi dispositivi tecnologici è stato fatto in questa direzione, ovvero trovare il modo migliore, più semplice ma anche più sicuro, per assicurarsi che solo il proprietario di uno smartphone abbia modo di accedere ai dati contenuti al suo interno. Un tempo c’erano i codici di sblocco, che però possono essere violati con una certa facilità. In seguito è arrivato il Touch ID che attualmente viene ampiamente utilizzato su un gran numero di device sia con sistema operativo iOS che Android. Il Touch ID appare uno scoglio praticamente insuperabile, degno dei miglior 007. Infatti questo sistema sfrutta semplicemente le potenzialità offerte dagli schermi touch, permettendo il riconoscimento delle impronte digitali del possessore di un telefonino. Sbloccare lo smartphone dunque è semplicissimo, perché non si deve fare altro che appoggiare il polpastrello dell’indice della mano sinistra sullo schermo, nel punto indicato, e il gioco è fatto. Nessuno può duplicare le impronte digitali delle altre persone: ma è davvero così? Recentemente è stato dimostrato come il Touch ID non sia affatto così sicuro come si pensava, e che per aggirarlo non ci sia bisogno nemmeno di chissà che imprese mirabolanti. Bastano, a quel che sembra, della carta conduttiva, inchiostro capacitivo del tipo AgIC e una stampante inkjet. Quello che serve non è altro che una riproduzione dell’impronta originale, che si può prelevare dallo stesso sensore; dopodiché se ne fa una fotocopia 2D e la si appoggia sullo schermo touch, e il gioco è fatto. A quanto pare le difese del Samsung Galaxy S6 sono state aggirate in un momento con questo metodo; è stato un po’ più difficile con lo Huawei Honor 7 ma alla fine ha ceduto anche lui. Più ostico da vincere invece è il sistema di sicurezza dell’iPhone Apple, che però non è comunque del tutto inviolabile. I vari esperimenti sono stati condotti dagli studiosi dell’Università del Michigan, che in definitiva hanno dimostrato che il Touch ID, fino a poco tempo fa considerata la misura di sicurezza per gli smartphone più efficace in assoluto, in realtà è assai più fragile di quanto non si pensasse. Per fortuna però i ricercatori sono già al lavoro per trovare un’alternativa, e un’interessante ipotesi viene dai laboratori della NEC. Fino ad ora per mettere a punti dei sistemi di blocco smartphone si sono usate delle caratteristiche uniche della fisionomia di ognuno di noi: prima le impronte digitali, poi l’iride dell’occhio. Perché dunque non usare la parte del corpo che maggiormente è coinvolta nell’uso di un telefonino, vale a dire l’orecchio? Si è pensato infatti di sfruttare la forma unica che l’orecchio di ognuno di noi possiede, grazie ad un microfono incorporato negli auricolari che riconosce il tempo che il suono impiega esattamente a propagarsi all’interno di uno specifico padiglione auricolare. Questo processo è molto rapido, e ha dato risultati positivi in ben il 99% dei casi. Ancora alla NEC non si è parlato di poter usare questo sistema per sbloccare gli smartphone ma solo per tutelare chiamate private; ma probabilmente questa sarà la sua naturale evoluzione.

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